Roma come non l’avete mai

Scipione (Gino Bonichi), Piazza Navona, Olio su tavola, 80x82cm, Galleria nazionale d’arte Moderna, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’improvviso, dentro di noi si scioglie una corrente remota e nella sua onda trascorrono confusamente come relitti luoghi goduti ormai inafferrabili: è un movimento tellurico che travolge noi stessi e tuttavia il nostro essere si ricompone con la stessa rapidità che lo sconvolse. Questa è la nostalgia. Ma c’è un’ansia di rivedere un luogo, dopo un lungo o breve soggiorno donde ci strapparono le circostanze: essa non dura l’attimo di quella corrente per continuare lungamente col suo lento stillicidio sino a diventare pena. È una pena che cresce non diversa da un ciuffo d’erba che senza tregua si rinnovi tra le crepe di un muro, e quel muro è un intimo recinto, dentro il quale una parte di noi vive prigioniera. Mai è il termine di tanta pena per chi abbandona Roma (…).

[L. de Libero, ‘Roma fatta a scale’, Quaderni di Piazza Navona, 1978]

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Infanzia della via crucis

Papa Francesco in Piazza San Pietro per la via Crucis 2020 ANSA/MASSIMO PERCOSSI

[Da leggere ascoltando questo pezzo: spoti.fi/3cnMIaj]

I stazione. Gesù è condannato a morte (meditazione di un condannato all’ergastolo)

La mia crocifissione è iniziata quando ero bambino: se ci penso mi rivedo rannicchiato sul pulmino che mi portava a scuola, emarginato per la mia balbuzie, senza nessuna relazione. Ho iniziato a lavorare quando ero piccolo, senza poter studiare: l’ignoranza ha avuto la meglio sulla mia ingenuità. Il bullismo, poi, ha rubato sprazzi d’infanzia a quel bambino nato nella Calabria degli anni Settanta.

Per la prima volta nella mia vita ho seguito dall’inizio alla fine la diretta televisiva della via crucis 2020 in piazza San Pietro, Roma. Per la prima volta coscientemente, come scelta: la sensazione di assistere a un evento dalle caratteristiche irripetibili. Probabilmente ho assistito, sempre alla televisione, a qualche via crucis da bambino, ma non ricordo, tengo da qualche parte immagini degli anni passati, ma non ricordo nitidamente. Invece tutti i detenuti, tutti coloro che sono in carcere e che lavorano in carcere (il “Due Palazzi” di Padova, in questo caso), e ai quali quest’anno sono state affidate le meditazioni delle stazioni, ricordano perfettamente cosa erano da bambini, come erano da bambini: è per questo che scrivo questo pezzo, le questioni religiose non sono di mia stretta pertinenza. Questi uomini e queste donne della via crucis scavano nei territori dell’infanzia per salire al Golgota del pandemonio, grattano con le unghie la terra che tutti abbiamo smosso da bambini perché ci sembrava dire qualcosa quello spazio su cui iniziavamo a camminare, a cadere. Leggi tutto “Infanzia della via crucis”