Infanzia della via crucis

Papa Francesco in Piazza San Pietro per la via Crucis 2020 ANSA/MASSIMO PERCOSSI

[Da leggere ascoltando questo pezzo: spoti.fi/3cnMIaj]

I stazione. Gesù è condannato a morte (meditazione di un condannato all’ergastolo)

La mia crocifissione è iniziata quando ero bambino: se ci penso mi rivedo rannicchiato sul pulmino che mi portava a scuola, emarginato per la mia balbuzie, senza nessuna relazione. Ho iniziato a lavorare quando ero piccolo, senza poter studiare: l’ignoranza ha avuto la meglio sulla mia ingenuità. Il bullismo, poi, ha rubato sprazzi d’infanzia a quel bambino nato nella Calabria degli anni Settanta.

Per la prima volta nella mia vita ho seguito dall’inizio alla fine la diretta televisiva della via crucis 2020 in piazza San Pietro, Roma. Per la prima volta coscientemente, come scelta: la sensazione di assistere a un evento dalle caratteristiche irripetibili. Probabilmente ho assistito, sempre alla televisione, a qualche via crucis da bambino, ma non ricordo, tengo da qualche parte immagini degli anni passati, ma non ricordo nitidamente. Invece tutti i detenuti, tutti coloro che sono in carcere e che lavorano in carcere (il “Due Palazzi” di Padova, in questo caso), e ai quali quest’anno sono state affidate le meditazioni delle stazioni, ricordano perfettamente cosa erano da bambini, come erano da bambini: è per questo che scrivo questo pezzo, le questioni religiose non sono di mia stretta pertinenza. Questi uomini e queste donne della via crucis scavano nei territori dell’infanzia per salire al Golgota del pandemonio, grattano con le unghie la terra che tutti abbiamo smosso da bambini perché ci sembrava dire qualcosa quello spazio su cui iniziavamo a camminare, a cadere. Leggi tutto “Infanzia della via crucis”

duna park

Antonio era al mare perché il 21 luglio era una giornata di sole caldissima e azzurra. La duna sembrava il corpo di un animale dorato dormiente, con le linee sulla schiena disegnate dal vento. Arrivò di mattino presto, ricordando l’ora in cui i suoi nonni, da bambino, lo portavano su quella stessa spiaggia. Avrebbe voluto mangiare una pizza rossa. Non piantò alcun ombrellone, ce n’erano ancora pochissimi anche attorno a lui. Gli sembrava d’essere il padrone d’una riserva naturalistica. Sistemò il telo blu, scavando una piccola fossa che avrebbe reso la posizione più comoda per la lettura. Prese un libro dallo zaino di jeans, era un racconto di Calvino che tentava di terminare da settimane. Non sentiva abbastanza le onde. Decise di mettere un po’ i piedi in acqua prima di continuare la lettura, perciò si avvicinò al bagnasciuga lanciando il libro sul telo e guardando le ciabatte affondate nella sabbia. Antonio visualizzò la posizione che più amava assumere da bambino, quando non c’era sua sorella a richiamare attenzione e i nonni non avrebbero potuto sgridarlo di essersi allontanato troppo in mare. Si sdraiò sulla sabbia bagnata dal frangersi di quelle minuscole onde perpendicolare alla linea del mare. Chiuse gli occhi di fronte al sole non ancora alto. Ricordava perché amava quella sensazione: l’acqua arrivava piano a bagnare tutto il corpo che aderiva a terra, come fosse un pesce spiaggiato a riva. Prima i piedi, poi un’onda più lunga, tesa come un elastico, inumidiva l’incavo delle ginocchia, le gambe. Poi qualcuno tendeva ancora l’arco delle onde e il moto veniva a bagnare la schiena, la nuca, il capo. Sentiva il corpo staccarsi a ogni frangimento. Leggi tutto “duna park”