La costruzione del presepio digitale

Greg Weatherby, ‘Dreamtime Birth’, 1990s (natività aborigena australiana)

Bruno spolverava il bambino rimasto a spiare l’anno in una scatola chiusa. Lo baciava e lo riponeva nella sua dimora provvisoria: non era ancora il tempo, non era venuto il giorno. A inizio novembre sentivamo i colpi sulla legna nel suo giardino fiorito a mandarini e limoni: era il rintocco, il rito della costruzione. Lavorava poi al chiuso della cantina o nel garage che non avrebbe ospitato più la sua automobile almeno fino a metà gennaio. Ogni giorno si accendeva un fuoco, la fiamma dell’artigianato. Prima venivano i monti, l’orografia che scrive le vette, l’inaccessibile; poi scendevano i fiumi, sciolte le prime nevi, andavano a formarsi stagni alimentati da motorini elettrici. Il paesaggio cominciava a delinearsi, quindi a popolarsi: erano gli animali i primi a brucare l’erba, a sentire l’umido del muschio sotto le narici fumanti. Il pietrisco segnava la strada, che poi sarebbe diventata sentiero, dapprima si ergeva la terra e poi il cielo sempre così inafferrabile, irriproducibile: Bruno poteva ritagliare alla natura quello che si calpesta, ma quello che ci attraversa le teste lo restituiva con le mani, creando forme dal buio. Leggi tutto “La costruzione del presepio digitale”