Il blu della luce

Il blu nella serie giapponese Netflix ‘Midnight Dinner’

«Il mio vecchio dottore non conosce le malattie dei giovani»
Yun Dong Ju, “Vento blu”

Allo sbocciare del marzo 1919 in Corea migliaia di manifestanti per l’indipendenza dal Giappone danno vita al “Movimento 1° Marzo”: se, da un lato, la repressione fu feroce e intollerabile, dall’altro la morte, come sempre, segnò la nascita di qualcos’altro. Su impulso dello stesso movimento, infatti, per la prima volta in Corea vennero introdotti in letteratura temi come l’espressione individuale e la scoperta di sé, questioni oramai ineludibile per l’“uomo nuovo” novecentesco. Il 1919 è un anno di particolari ricorrenze: il padre della psicanalisi Sigmund Freud pubblica un’opera destinata diventare una pietra miliare della letteratura e della psicologia, Il perturbante, mentre cento anni prima si accendeva la stella di Walt Whitman, il poeta di Foglie d’erba che cantava questi versi di congedo: «Alla fine, dolcemente, / dalle mura di questa casa possentemente fortificata, / dai ganci di serrature solide, dalla guardia di porte ben chiuse, / lascia che io mi espanda. / Lasciami scivolare fuori senza rumore / con chiavi di tenerezza gira le serrature – con un sussurro / apri le porte, o anima. / Dolcemente – non essere impaziente / (forte è la tua presa, carne mortale, / forte è la tua presa, amore)». Leggi tutto “Il blu della luce”

Storiette calzabi-Lidl

Da ragazzino, credo in seconda liceo, era esplosa la moda delle “Total 90”, modello di scarpe Nike che andavano bene su un campo di calcetto, invece si presero la strada, i nostri piedi. Alla fine – spoiler – arrivai in classe con un paio di scarpe da ginnastica cinesi (in questo, per la verità, come le Nike), riproduzione ridicola delle originali. Ma mio padre il giorno prima s’era ingegnato perché aveva visto stampata sul mio volto l’espressione col sorriso ebete di chi non vuole deludere il genitore del regalo, ma nemmeno vuole quelle scarpe, ma voleva QUELLE scarpe, non la copia sgualdrina. Insomma mio padre s’era ingegnato: intuendo che la forma grafica del marchio differiva poco dall’originale, soprattutto perché per difetto, poteva aggiungere per eccesso, con un semplice pennarello nero made in italy, la parte mancante del famoso “baffo” Nike, rendendolo perciò più aderente all’originale, più plausibile, più vero-simile. La mattina a scuola mi presentai più o meno fiero con quelle scarpe e ricordo la corsa del mio compagno, di quelli sempre alla moda e che piacciono a tutte le più belle dell’istituto e a cui volevo però bene, sulle mie calzature. Si abbassò a guardarle e io lo allontanai, scalciai il suo occhio indagatore. “Sono quelle, anche se non sono quelle”. Le Total 90 dopo pochi giorni sparirono alla vista. Forse i miei le avevano pagate all’ingrosso quanto le scarpe Lidl. È che ogni tanto bisogna correre verso il nuovo. Che non si può comprare, ma si può tenere nella scarpiera per qualche giorno.

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