Balletto di vani e divani

Una immagine del Balletto “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi al Circo Massimo, Roma (dal profilo Ig del Teatro dell’Opera di Roma)

Non ho mai visto cosa al mondo maggiore della danza. Tu non vedrai cosa al mondo più grande della danza di Roma. Il ballo tremendo circolare di questa città vacanza, di queste strade vacanti, di questi posti distanti. Sedie a due a due, o anche a una a una. Spezzati: fine del pubblico, inizio del pubblico privato, privato d’ogni vicinanza, d’ogni vicino di danza, orbo d’aria. Morbo d’aria, ché non sappiamo se è qua, stasera, mentre sulla sinistra via de’ Cerchi spinge l’occhio di bue sulla bocca della verità, se abbiamo paura che le nostre mani finiscano inghiottite da un altro, untore, decisore della nostra poca verità. Se non ci fosse stato l’inganno, non ci sarebbero state nemmeno le “vacanze romane”. Su “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi scendono in cerchi sulla loro via i danzatori, alcuni le mani nei guanti, presto i guanti nelle mani – per giunta congiunta anagramma di con guanti -, altri gli occhi nelle visiere, ché adesso sarebbe bello avere alle mani delle maniere. Fosforeggiano tre quarti di luna alla destra del palco, corona sopra il capo dell’Aventino. 
Leggi tutto “Balletto di vani e divani”

Roma come non l’avete mai

Scipione (Gino Bonichi), Piazza Navona, Olio su tavola, 80x82cm, Galleria nazionale d’arte Moderna, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’improvviso, dentro di noi si scioglie una corrente remota e nella sua onda trascorrono confusamente come relitti luoghi goduti ormai inafferrabili: è un movimento tellurico che travolge noi stessi e tuttavia il nostro essere si ricompone con la stessa rapidità che lo sconvolse. Questa è la nostalgia. Ma c’è un’ansia di rivedere un luogo, dopo un lungo o breve soggiorno donde ci strapparono le circostanze: essa non dura l’attimo di quella corrente per continuare lungamente col suo lento stillicidio sino a diventare pena. È una pena che cresce non diversa da un ciuffo d’erba che senza tregua si rinnovi tra le crepe di un muro, e quel muro è un intimo recinto, dentro il quale una parte di noi vive prigioniera. Mai è il termine di tanta pena per chi abbandona Roma (…).

[L. de Libero, ‘Roma fatta a scale’, Quaderni di Piazza Navona, 1978]

Leggi tutto “Roma come non l’avete mai”

senza titolo: natale

Dalì in mostra a Palazzo Fondi, Napoli (dettaglio nicchia)

Le anguille sono piccoli pezzi di plastica neri. Stanno dentro un bacile minuscolo e sembrano vive perché l’acqua che cola da una fontanella le colpisce sul capo e produce uno scontro, crea un movimento semicircolare irregolare tra di loro che così paiono vive. Non passa corrente elettrica per sto ciclo, ma il costruttore, l’artigiano ha guardato quello che succede dentro la vasca o naturalmente sotto una cascata e l’ha riprodotto. In scala. Tutto questo accade dentro una decina di centimetri quadrati, sotto lo sguardo di Padre Pio e Papa Francesco che si muovono scattosi e sembrano indicare stimmate e carità. Non l’ho guardata bene Napoli stavolta, tenevo la capa altrove. Anguilla sirena innapolata. Pensavo a lei, la inseguivo con un pensiero che mi pareva il passo di una danzatrice che non si ferma ma volteggia sempre durante lo spettacolo. Che vedi di un balletto? Ballerina o movimento? Corpo o spazio? Stavolta mi sa che Napoli si è messa treméndere me, a come mi ci perdevo in mezzo alle facce di Pulcinella illuminate sopra le capocce e illuminate dentro le capocce della gente che si muove, si scontra come le anguille dentro quella pescòla, quella piccola pozzanghera artificiale, tutta umana. Leggi tutto “senza titolo: natale”

Farsi visitare da una mostra romana

dalla serie delle “Carte” (con sedia)

Tiger è un luogo poetico, palcoscenico dell’inutile, dettaglio alla vendita. Come inutili l’arte la poesia il teatro. Carovana di dispensabile, treno merci del non indispensabile. Accanto alle rovine ai resti all’area archeologica, le rovine i resti l’archeologica area del consumo: giochini a buon mercato luna park di spuntini biglietti per uno spettacolo di travestimento. Due suore rovistano tra le reliquie, sotto il velo il desiderio di comperare, la fede di trovare qualche cosa. Ogni negozio è una boccetta di profumo aperta, deodorante spray del secolo ventuno, età delle mirabilia. Alcott, Zara, H&M, all’interno musica classicamente all’opera: canticchia mentre tocca il poliestere 87,2% lana 12,8. Sente al tatto la fattura, la frattura tra i tessuti, sintetico e naturale ammischiati assieme. La natura non si dilegua, l’artificio è ovunque, è lei ad avviare la sintesi. A innervare il tragitto verso la mostra romana di Corrado Cagli. Leggi tutto “Farsi visitare da una mostra romana”

“La sorte dei libri oggi è come quella degl’insetti efimeri”

dal film “Il giovane favoloso” di M. Martone

Qualche settimana fa da Bruno Ventavoli, direttore dell’inserto “TuttoLibri” de “La Stampa”, ha scritto un editoriale dal titolo eloquente: “Cari editori, stampate meno libri”. Ma Giacomo Leopardi oggi risponde categorico: «A Milano si stampa quel che si vuole». In verità Giacomo Leopardi scrive questo lapidario assunto in una lettera del 20 dicembre 1816 indirizzata a Francesco Cancellieri da Recanati. Lo storico della lingua Lorenzo Tomasin in “L’impronta digitale” (Carocci, 2018) ci mette in guardia dal fatto che spesso parlando di letteratura si «estremizzano, oltre il lecito o il ragionevole, fenomeni che in sé esistono, anche se non si manifestano al di là di un’intensità normale e quasi fisiologica: non, dunque, patologica».  Leggi tutto ““La sorte dei libri oggi è come quella degl’insetti efimeri””

Premio Strega, prime indiscrezioni su stasera a Villa Giulia

1955. Comisso vince lo Strega (accanto la signora Bellonci)

«Trascinato dagli amici alla festa del “Premio Amici della Domenica” [il Premio Strega, ndr]. Non ci andavo da molti anni, e la gente era la stessa, più vecchia o meno giovane che è lo stesso. Letterati veri e sbagliati, scrittori di mezza tacca e qualche artista di pregio, giovanottelli di scarso pelo, uomini politici del giorno: sempre la stessa gente. E in mezzo a tutti, bene in vista, la povera Maria Bellonci, sacerdotessa del supremo vero letterario, e suo marito Goffredo che si danno il cambio sulla pedana, ai vari tavolini disposti attorno alla balaustra del Ninfeo in Villa Giulia. Che abbia da spartire con la letteratura, o meglio con la poesia tutto un apparato mondano di teste e corpi riuniti in assemblea generale non si sa né ci si domanda, ma chi ne restasse fuori si sentirebbe escluso dal supremo banchetto, assai rari coloro che se ne escludono per una igiene provvidenziale. Leggi tutto “Premio Strega, prime indiscrezioni su stasera a Villa Giulia”

Ascoltare radio onde sintonizzandosi in una Casa Vuota

Una delle opere di Massimo Ruiu

Un carotaggio nel mar nero della memoria. Un oceano che propaga onde radio. Una radio che manda in onda un concerto live, gracchiature dovute a segnali captati con scarsa forza: non c’è campo, ma distesa. Un artista che pesca dentro il proprio occhio e tirando la lenza trova una casa vuota un remo un pagliaccio con la coda rossa aragosta, financo specie ittiche che non sono mai esistite. Un neologismo: maradio. Per far incontrare le onde radio e la radio delle onde. Leggi tutto “Ascoltare radio onde sintonizzandosi in una Casa Vuota”

La poesia della scienza cerca il senso della bellezza

«Puoi forse attraversare come il neutrino | tutta la terra come se niente fosse? | Puoi viaggiare per l’orlo della galassia | e ritornare più giovane di prima? | Puoi, per esempio, sfiorarmi con la mano | senza causare una catastrofe cosmica?». Spesso sono i poeti ad anticipare alcune scoperte o consentire il loro l’ingresso nell’immaginario collettivo, nel linguaggio comune: le metafore sono intuizioni, d’altronde «come gli artisti, i fisici hanno bisogno dell’immaginazione per avvicinarsi alla verità: ogni esperimento è preceduto da un’intuizione, da una domanda». Lo dice nel suo docufilm “Il senso della bellezza” (2017, Ubu) il regista Valerio Jalongo, che ha girato un film sul lavoro scientifico-artistico dei fisici del Cern di Ginevra. I versi di apertura, invece, sono di un poeta oggi dimenticato,  Juan Rodolfo Wilcock, che così scriveva nel libro “Italienisches Liederbuch – 34 poesie d’amore” che Rizzoli pubblicò nel 1974. Leggi tutto “La poesia della scienza cerca il senso della bellezza”

La tragedia familiare di Latina e quella digitale

Sono andato a guardare il profilo “aperto” di Luigi Capasso – lo ammetto – il carabiniere che due giorni fa ha sparato con la pistola d’ordinanza alla moglie e con la stessa ha ucciso le due figlie di 7 e 13 anni, per poi togliersi la vita nella camera da letto. Sì, non ho resistito alla curiosità perché sapevo di trovarci il grande circo della umanità saltare nel cerchio infuocato della tragedia. Di cosa soffrono quelli che lasciano messaggi sulle bacheche elettroniche dei morti? Che malattia mentale manifestano quanti scrivono sul profilo Facebook di un uomo che ha appena concluso una strage familiare con il suicidio? Avevo letto su Repubblica e ascoltato in tv che molti utenti stavano scrivendo “in diretta” sulla bacheca dell’uomo durante le trattative che le forze dell’ordine avevano intavolato per dissuaderlo dai suoi intenti omicidi. Scrivevano per far vedere che stavano dalla parte dei “giusti”? O perché davvero speravano che su quel balcone di Cisterna di Latina il Capasso aprisse il cellulare per controllare le notifiche di Facebook? Leggi tutto “La tragedia familiare di Latina e quella digitale”