Un cielo di limone

Kazimir Severinovich Malevic, ‘Bathers’ 1908

Secondo una antica leggenda di una popolazione che viveva nell’Austria orientale, alcuni legni delle loro foreste aghiformi risuonavano: risuonavano, però, non quando stesse per accadere qualcosa, specie di grave, come uno smottamento, un sisma, bensì nei momenti in cui non succedeva nulla. Nulla; questi legni risuonavano per riempire il silenzio del tempo che non passa, giradischi infilato nella corteccia, alexa della vegetatura, proteiformi violini della terra. Le musiche e le voci dello spettacolo “Cielo di limone” di Antony Hidden risentono di questa tradizione di auscultazione, di ferite nella neve dell’inverno: il regista italo-canadese mette in scena per la prima volta al teatro di Roma (fino alla fine dell’anno) una storia che ha del beckettismo, del circense, del savinianamente possibile. Leggi tutto “Un cielo di limone”

Il Nobel per la Letteratura a Circe

La testa di Circe a San Felice Circeo, a pochi passi da dove fu rinvenuta

Ieri è stato assegnato il Nobel per la Letteratura 2020 a Louise Glück, una poetessa. Una poetessa statunitense tra le più lette in America, invece ancora poco nota in Italia – un editore napoletano speciale, “Dante&Descartes”, ne aveva tradotto “Averno”. L’avevo conosciuta grazie a una traduzione di una sua poesia di Bianca Sorrentino – contenuta nel “mitico” saggio “Mito classico e poeti del ‘900” (Stilo editrice) – che oggi ne tratteggia anche un profilo per “Pulp”. Poi ho provato anch’io a tradurre alcuni versi della poetessa di “Una vita nel villaggio”, che propongo qui: siate clementi, ma curiosi. La signora Glück incede lentamente nelle immagini che la sua voce evoca, ha la flemma fiammante della Circe che ha fatto parlare, che ha fatto insinuare.

 

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Balletto di vani e divani

Una immagine del Balletto “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi al Circo Massimo, Roma (dal profilo Ig del Teatro dell’Opera di Roma)

Non ho mai visto cosa al mondo maggiore della danza. Tu non vedrai cosa al mondo più grande della danza di Roma. Il ballo tremendo circolare di questa città vacanza, di queste strade vacanti, di questi posti distanti. Sedie a due a due, o anche a una a una. Spezzati: fine del pubblico, inizio del pubblico privato, privato d’ogni vicinanza, d’ogni vicino di danza, orbo d’aria. Morbo d’aria, ché non sappiamo se è qua, stasera, mentre sulla sinistra via de’ Cerchi spinge l’occhio di bue sulla bocca della verità, se abbiamo paura che le nostre mani finiscano inghiottite da un altro, untore, decisore della nostra poca verità. Se non ci fosse stato l’inganno, non ci sarebbero state nemmeno le “vacanze romane”. Su “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi scendono in cerchi sulla loro via i danzatori, alcuni le mani nei guanti, presto i guanti nelle mani – per giunta congiunta anagramma di con guanti -, altri gli occhi nelle visiere, ché adesso sarebbe bello avere alle mani delle maniere. Fosforeggiano tre quarti di luna alla destra del palco, corona sopra il capo dell’Aventino. 
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Roma come non l’avete mai

Scipione (Gino Bonichi), Piazza Navona, Olio su tavola, 80x82cm, Galleria nazionale d’arte Moderna, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’improvviso, dentro di noi si scioglie una corrente remota e nella sua onda trascorrono confusamente come relitti luoghi goduti ormai inafferrabili: è un movimento tellurico che travolge noi stessi e tuttavia il nostro essere si ricompone con la stessa rapidità che lo sconvolse. Questa è la nostalgia. Ma c’è un’ansia di rivedere un luogo, dopo un lungo o breve soggiorno donde ci strapparono le circostanze: essa non dura l’attimo di quella corrente per continuare lungamente col suo lento stillicidio sino a diventare pena. È una pena che cresce non diversa da un ciuffo d’erba che senza tregua si rinnovi tra le crepe di un muro, e quel muro è un intimo recinto, dentro il quale una parte di noi vive prigioniera. Mai è il termine di tanta pena per chi abbandona Roma (…).

[L. de Libero, ‘Roma fatta a scale’, Quaderni di Piazza Navona, 1978]

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senza titolo: natale

Dalì in mostra a Palazzo Fondi, Napoli (dettaglio nicchia)

Le anguille sono piccoli pezzi di plastica neri. Stanno dentro un bacile minuscolo e sembrano vive perché l’acqua che cola da una fontanella le colpisce sul capo e produce uno scontro, crea un movimento semicircolare irregolare tra di loro che così paiono vive. Non passa corrente elettrica per sto ciclo, ma il costruttore, l’artigiano ha guardato quello che succede dentro la vasca o naturalmente sotto una cascata e l’ha riprodotto. In scala. Tutto questo accade dentro una decina di centimetri quadrati, sotto lo sguardo di Padre Pio e Papa Francesco che si muovono scattosi e sembrano indicare stimmate e carità. Non l’ho guardata bene Napoli stavolta, tenevo la capa altrove. Anguilla sirena innapolata. Pensavo a lei, la inseguivo con un pensiero che mi pareva il passo di una danzatrice che non si ferma ma volteggia sempre durante lo spettacolo. Che vedi di un balletto? Ballerina o movimento? Corpo o spazio? Stavolta mi sa che Napoli si è messa treméndere me, a come mi ci perdevo in mezzo alle facce di Pulcinella illuminate sopra le capocce e illuminate dentro le capocce della gente che si muove, si scontra come le anguille dentro quella pescòla, quella piccola pozzanghera artificiale, tutta umana. Leggi tutto “senza titolo: natale”

Farsi visitare da una mostra romana

dalla serie delle “Carte” (con sedia)

Tiger è un luogo poetico, palcoscenico dell’inutile, dettaglio alla vendita. Come inutili l’arte la poesia il teatro. Carovana di dispensabile, treno merci del non indispensabile. Accanto alle rovine ai resti all’area archeologica, le rovine i resti l’archeologica area del consumo: giochini a buon mercato luna park di spuntini biglietti per uno spettacolo di travestimento. Due suore rovistano tra le reliquie, sotto il velo il desiderio di comperare, la fede di trovare qualche cosa. Ogni negozio è una boccetta di profumo aperta, deodorante spray del secolo ventuno, età delle mirabilia. Alcott, Zara, H&M, all’interno musica classicamente all’opera: canticchia mentre tocca il poliestere 87,2% lana 12,8. Sente al tatto la fattura, la frattura tra i tessuti, sintetico e naturale ammischiati assieme. La natura non si dilegua, l’artificio è ovunque, è lei ad avviare la sintesi. A innervare il tragitto verso la mostra romana di Corrado Cagli. Leggi tutto “Farsi visitare da una mostra romana”

“La sorte dei libri oggi è come quella degl’insetti efimeri”

dal film “Il giovane favoloso” di M. Martone

Qualche settimana fa da Bruno Ventavoli, direttore dell’inserto “TuttoLibri” de “La Stampa”, ha scritto un editoriale dal titolo eloquente: “Cari editori, stampate meno libri”. Ma Giacomo Leopardi oggi risponde categorico: «A Milano si stampa quel che si vuole». In verità Giacomo Leopardi scrive questo lapidario assunto in una lettera del 20 dicembre 1816 indirizzata a Francesco Cancellieri da Recanati. Lo storico della lingua Lorenzo Tomasin in “L’impronta digitale” (Carocci, 2018) ci mette in guardia dal fatto che spesso parlando di letteratura si «estremizzano, oltre il lecito o il ragionevole, fenomeni che in sé esistono, anche se non si manifestano al di là di un’intensità normale e quasi fisiologica: non, dunque, patologica».  Leggi tutto ““La sorte dei libri oggi è come quella degl’insetti efimeri””

Premio Strega, prime indiscrezioni su stasera a Villa Giulia

1955. Comisso vince lo Strega (accanto la signora Bellonci)

«Trascinato dagli amici alla festa del “Premio Amici della Domenica” [il Premio Strega, ndr]. Non ci andavo da molti anni, e la gente era la stessa, più vecchia o meno giovane che è lo stesso. Letterati veri e sbagliati, scrittori di mezza tacca e qualche artista di pregio, giovanottelli di scarso pelo, uomini politici del giorno: sempre la stessa gente. E in mezzo a tutti, bene in vista, la povera Maria Bellonci, sacerdotessa del supremo vero letterario, e suo marito Goffredo che si danno il cambio sulla pedana, ai vari tavolini disposti attorno alla balaustra del Ninfeo in Villa Giulia. Che abbia da spartire con la letteratura, o meglio con la poesia tutto un apparato mondano di teste e corpi riuniti in assemblea generale non si sa né ci si domanda, ma chi ne restasse fuori si sentirebbe escluso dal supremo banchetto, assai rari coloro che se ne escludono per una igiene provvidenziale. Leggi tutto “Premio Strega, prime indiscrezioni su stasera a Villa Giulia”

Ascoltare radio onde sintonizzandosi in una Casa Vuota

Una delle opere di Massimo Ruiu

Un carotaggio nel mar nero della memoria. Un oceano che propaga onde radio. Una radio che manda in onda un concerto live, gracchiature dovute a segnali captati con scarsa forza: non c’è campo, ma distesa. Un artista che pesca dentro il proprio occhio e tirando la lenza trova una casa vuota un remo un pagliaccio con la coda rossa aragosta, financo specie ittiche che non sono mai esistite. Un neologismo: maradio. Per far incontrare le onde radio e la radio delle onde. Leggi tutto “Ascoltare radio onde sintonizzandosi in una Casa Vuota”