Il blu della luce

Il blu nella serie giapponese Netflix ‘Midnight Dinner’

«Il mio vecchio dottore non conosce le malattie dei giovani»
Yun Dong Ju, “Vento blu”

Allo sbocciare del marzo 1919 in Corea migliaia di manifestanti per l’indipendenza dal Giappone danno vita al “Movimento 1° Marzo”: se, da un lato, la repressione fu feroce e intollerabile, dall’altro la morte, come sempre, segnò la nascita di qualcos’altro. Su impulso dello stesso movimento, infatti, per la prima volta in Corea vennero introdotti in letteratura temi come l’espressione individuale e la scoperta di sé, questioni oramai ineludibile per l’“uomo nuovo” novecentesco. Il 1919 è un anno di particolari ricorrenze: il padre della psicanalisi Sigmund Freud pubblica un’opera destinata diventare una pietra miliare della letteratura e della psicologia, Il perturbante, mentre cento anni prima si accendeva la stella di Walt Whitman, il poeta di Foglie d’erba che cantava questi versi di congedo: «Alla fine, dolcemente, / dalle mura di questa casa possentemente fortificata, / dai ganci di serrature solide, dalla guardia di porte ben chiuse, / lascia che io mi espanda. / Lasciami scivolare fuori senza rumore / con chiavi di tenerezza gira le serrature – con un sussurro / apri le porte, o anima. / Dolcemente – non essere impaziente / (forte è la tua presa, carne mortale, / forte è la tua presa, amore)». Leggi tutto “Il blu della luce”

Attenzione all’attenzione

Diogene (particolare), “Scuola di Atene”, Raffaello (1509-11)

Nel film di Sorrentino “La grande bellezza” il giornalista Jep Gambardella incontra un’artista concettuale che “sente il mondo con le vibrazioni” e si è appena esibita con rincorse, urla e capate al muro in un parco. “Che cos’è una vibrazione?”, le chiede Jep nel camerino: la questione manda in crisi la performer. “Non lo so cos’è una vibrazione”, ammette tra lacrime e improperi. La nostra convivenza col digitale è simile a quelle criptiche capate al muro con annesse urla. Mentre leggiamo questo articolo, una notifica dallo smartphone distrae la nostra attenzione: apriamo la mail, leggiamo tre righe di un articolo su un sito d’informazione. Stiamo approfondendo l’argomento di questo pezzo con un video di Youtube, ma al termine ci lasciamo guidare dai suggerimenti del sito e finiamo a guardare l’ultimo rigore di Grosso nella finale mondiale di 13 anni fa. Da performer dell’attenzione, artisti della ricerca, funamboli del ragionamento, la domanda che ci viene posta è: che cos’è l’attenzione?  Leggi tutto “Attenzione all’attenzione”

La costruzione del presepio digitale

Greg Weatherby, ‘Dreamtime Birth’, 1990s (natività aborigena australiana)

Bruno spolverava il bambino rimasto a spiare l’anno in una scatola chiusa. Lo baciava e lo riponeva nella sua dimora provvisoria: non era ancora il tempo, non era venuto il giorno. A inizio novembre sentivamo i colpi sulla legna nel suo giardino fiorito a mandarini e limoni: era il rintocco, il rito della costruzione. Lavorava poi al chiuso della cantina o nel garage che non avrebbe ospitato più la sua automobile almeno fino a metà gennaio. Ogni giorno si accendeva un fuoco, la fiamma dell’artigianato. Prima venivano i monti, l’orografia che scrive le vette, l’inaccessibile; poi scendevano i fiumi, sciolte le prime nevi, andavano a formarsi stagni alimentati da motorini elettrici. Il paesaggio cominciava a delinearsi, quindi a popolarsi: erano gli animali i primi a brucare l’erba, a sentire l’umido del muschio sotto le narici fumanti. Il pietrisco segnava la strada, che poi sarebbe diventata sentiero, dapprima si ergeva la terra e poi il cielo sempre così inafferrabile, irriproducibile: Bruno poteva ritagliare alla natura quello che si calpesta, ma quello che ci attraversa le teste lo restituiva con le mani, creando forme dal buio. Leggi tutto “La costruzione del presepio digitale”

Spar(l)ate sulla poesia (ah, salve!)

Justine Smith, ‘The judge’

«Parlo del vizio di leggere o di recitare ad altri i componimenti propri: il quale, essendo antichissimo, pure nei secoli addietro fu una miseria tollerabile, perché rara; ma oggi, che il comporre è di tutti, e la cosa più difficile è trovare uno che non sia autore, è divenuto un flagello, una calamità pubblica, e una nuova tribolazione della vita umana». Se non svelassi l’autore, la constatazione sembrerebbe scritta domani, e farebbe anche parecchio sorridere. Però una paresi mista a mestizia ci prende scoprendo che a scriverla fu Giacomo Leopardi, mentre studiava le lingue, le stelle e l’infinito. Leggi tutto “Spar(l)ate sulla poesia (ah, salve!)”