Mina vacante

Ariel è una giovane principessa sirena desiderosa di non vedere più il mondo umano. Per soddisfare questo desiderio scende a patti con Ursula, che le regala invisibilità in cambio della sua voce. Il mondo umano con cui Ariel non voleva avere più a che fare continua così a sentire la voce della sua sirena, mentre lei, la principessa, può finalmente coronare il suo sogno e vivere lontana dalle miserie umane. Qualche attento lettore e/o lettrice potrebbe obiettare che la storia non fosse proprio così. La favola certamente no, ma qui raccontiamo una parte della storia, più esattamente una porzione della storia della musica italiana. La (non più giovane) sirena si chiama Mina, al secolo Anna Mazzini, ed è stata la cantante italiana più venduta nel mondo della storia della musica leggera, la regina incontrastata degli Anni Sessanta e Settanta, anche e soprattutto della televisione di quegli stessi anni. Dopo l’ultimo storico concerto del 1978 – 40 anni esatti – Mina si è ritirata a vita privata. Si è ritirata? Mina? Non occorre essere accaniti seguaci del Festival di Sanremo per accorgersi che in realtà Mina non si è mai ritirata dalle scene. Non si può negare che l’ologramma della stessa “tigre di Cremona” che ha calcato il palco dell’Ariston sabato 10 febbraio 2018 non ponga questioni dirimenti da affrontare. Chi è Mina? Cioè chi è la Mina che noi continuiamo a non vedere nelle sue apparizioni? Chi è la donna post-umana che nel celebre spot sanremese della nota compagnia di telecomunicazioni italiana canta con la voce di Mina? Anche perché Mina ha un rapporto particolare, quasi esclusivo con la telefonia. Nel 2001, infatti, si era lasciata brevissimamente riprendere per il portale di un’altra nota compagnia di telecomunicazioni – diversa dalla odierna – durante una sessione di registrazione del suo nuovo album. Mina è una compagnia di telecomunicazione, è the voice, the dark side of the voice, o anche quella dei call center che ti chiama all’ora di pranzo per proporti il purificatore dell’acqua. Leggi tutto “Mina vacante”

Al cinema arriva Gigione, il fenomeno che nessuno vuol studiare

Per chi confondesse: a sinistra Madonna, a destra Gigione

Il cappellino da baseball. Non lo toglie mai. Nei concerti del Vasco della sagra della salsiccia è elemento che regge la sacralità tra il musicista e gli spettatori. Il berretto con la visiera come ce l’abbiamo oggi si diffonde tra la gente comune negli Anni Sessanta: molto meglio del feltro, più sportivo, ma soprattutto il più delle volte con un simbolo sulla parte anteriore. Il cappellino comunica un brand, è al tempo stesso marchio di fabbrica e di se stessi. L’amuleto, il fazzoletto bianco di Armstrong, il crazy diamond. Il problema, semmai, è che parliamo di Luigi Ciaravola, aka Gigi One, alias Gigione. Il più discusso musicista della penisola italiana, tanto che quando si accostano altri nomi alla sua carriera, il naso si storce e la visiera s’abbassa. Eppure lui stesso dice di essersi ispirato a Otis Redding e di aver suonato il basso in una band, esperienza che gli ha permesso di conoscere il ritmo della gente, quello che il pubblico batte con la coscia. È stato definito (dalla vicepresidenza della provincia di Perugia, sic) inventore della “folk dance” all’italiana, forse persino l’unico vero musicista indie. Leggi tutto “Al cinema arriva Gigione, il fenomeno che nessuno vuol studiare”

Confronto tra De Libero e un palleggiatore

“Merda d’artista”, Piero Manzoni

Aggiungono gli organizzatori: «Altra considerazione per un fondano messosi in evidenza di recente per la sua performance è per Carmine Diaco che ha partecipato con successo alla trasmissione televisiva “I soliti ignoti”».

Sorvoliamo sull’italiano, anche se non si dovrebbe in un premio di poesia. Perché il signor Diaco sarà premiato sabato 16 dicembre all’interno della XXXII edizione del premio nazionale di poesia “Libero de Libero”. Se non sapete chi è Diaco, non vi dovete preoccupare: la poesia contemporanea si legge poco. Ah, non è un poeta? Non è nemmeno uno scrittore, un intellettuale? No, il signor Diaco è un abilissimo palleggiatore. Sa destreggiarsi con il pallone di cuoio, da buon poeta del calcio. Leggi tutto “Confronto tra De Libero e un palleggiatore”

Scalfari inventa l’intervista fai-da-selfie

«All’improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta. Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno.  (…) Io sono la periferia di una città inesistente, la chiosa prolissa di un libro non scritto. (…) Penso in continuazione, sento in continuazione; ma il mio pensiero è privo di raziocinio, la mia emozione è priva di emozione! Da una botola situata lassù, sto precipitando per lo spazio infinito, in una caduta senza direzione, infinitupla e vuota. La mia anima è una maëlstrom nero, una vasta vertigine intorno al vuoto, un movimento di un oceano senza confini intorno ad un buco nel nulla, e nelle acque, che più che acque sono turbini, galleggiano le immagini di ciò che ho visto e sentito nel mondo. (…) E io, proprio io, sono il centro che esiste soltanto per una geometria dell’abisso. (…) Poter saper pensare! poter saper sentire!»

Fernando Pessoa scrisse questo frammento il 1° dicembre 1931, esattamente 86 anni prima dell’intervista storica di Eugenio Scalfari, padre fondatore di “Repubblica”. Leggi tutto “Scalfari inventa l’intervista fai-da-selfie”

Il ‘Fuoco’ di Romeo per Giulietta

‘Apocalisse’, Scipione

C’è stato un giorno in cui Romeo ha bruciato per Giulietta e poi ha bruciato Giulietta. C’è stato un giorno in cui un laboratorio teatrale ha tentato d’indagare questa pulsione. D’amore? Di follia? Di folle amore? Un delitto passionale. O forse una passione delittuosa. In fondo un fatto vero di 110 anni fa, ma in verità un racconto mitologico della notte dei tempi e una prosa poetica di Libero de Libero. Eros e Thanatos, ancora, nel romanzo “Amore e morte” (Garzanti, 1951). Leggi tutto “Il ‘Fuoco’ di Romeo per Giulietta”

Quando l’Orco era Carducci

T. De Lempicka, Ritratto del marchese D’Afflito

Aveva «tre grandi torti presso la società: di avere molto ingegno, di essere bella e troppo giovane». Spiace deludere quanti vorrebbero fosse una frase di un difensore di Asia Argento, reduce da un tour in giro per il mondo per denunciare l’“orco” Weinstein. Invece è una affermazione di fine Ottocento del fratello di Annie Vivanti, riferita proprio alla sorella. Chi è costei? Una persona che voleva solo fare il mestiere più antico del mondo: il poeta. A ogni costo. E vi riuscì. Oggi è certamente più nota come la giovanissima amante di Giosué Carducci, piuttosto che come poetessa (nonostante alcuni apprezzabili lavori in prosa). Lo racconta lei stessa: Leggi tutto “Quando l’Orco era Carducci”

Neanche Nessuno si salva da solo

Angelus Novus, Paul Klee, 1920

La Catalogna si stacca. Il Veneto ci prova ad allontanarsi: rivendica lo statuto speciale. E perché non il Lazio allora? Perché la Calabria no? O anche perché non Roma? Città a statuto speciale. Perché il proprio paese di 40.000 abitanti no? In fondo la capitale succhia tutto… Vogliamo 20 regioni a statuto speciale. Vogliamo l’Italia nazione a statuto speciale in Europa. Bramiamo l’Italia dei Comuni, l’Italia spezzatino del 1250 col capitalismo istallato di default. Come riporta Bauman nel suo ultimo saggio “Retrotopia”, in un articolo del 2016 sul “Boston Review” Ronald Aronson scrive: Leggi tutto “Neanche Nessuno si salva da solo”