Roma come non l’avete mai

Scipione (Gino Bonichi), Piazza Navona, Olio su tavola, 80x82cm, Galleria nazionale d’arte Moderna, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’improvviso, dentro di noi si scioglie una corrente remota e nella sua onda trascorrono confusamente come relitti luoghi goduti ormai inafferrabili: è un movimento tellurico che travolge noi stessi e tuttavia il nostro essere si ricompone con la stessa rapidità che lo sconvolse. Questa è la nostalgia. Ma c’è un’ansia di rivedere un luogo, dopo un lungo o breve soggiorno donde ci strapparono le circostanze: essa non dura l’attimo di quella corrente per continuare lungamente col suo lento stillicidio sino a diventare pena. È una pena che cresce non diversa da un ciuffo d’erba che senza tregua si rinnovi tra le crepe di un muro, e quel muro è un intimo recinto, dentro il quale una parte di noi vive prigioniera. Mai è il termine di tanta pena per chi abbandona Roma (…).

[L. de Libero, ‘Roma fatta a scale’, Quaderni di Piazza Navona, 1978]

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