appuntini otrantini

Otranto nave ferma nel mare.

A sera le luci colorate del paese sfondano il bianco sporco dell’arenaria per accendere la sua porosità. Il fuoco elettrico delle luminarie entra nell’antico splendore. I negozi sbattono le ciglia alla gente che passa sotto le porte.

Il castello d’Otranto galleggia nell’umidità emessa dalla notte come un fischio che s’appiccica al corpo. I movimenti allora si fanno più pastosi e schizziamo, ci muoviamo a scatti, nervosamente balliamo, danziamo il tempo, ci liberiamo del morso della stagione.

L’erba sotto i piedi è umida e nuda, musicale; una donna prorompe in rosso e entra nel ritmo, ricalca i passi percorsi da millenni di dee pizzicate che l’hanno preceduta. Noi la seguiamo, legati a un filo che teniamo di mano in mano. Noi con vestiti leggeri, chi la pelle scura come la terra degli ulivi e gli occhi stretti come mezzelune, chi con sandali rosa, i capelli sudati sopra la fronte, denti scoperti sulla scena: la più classica delle rincorse, il vento delle seduzioni.

L’incontro è una qualità dell’estate, sotto braccio dentro gli occhi sulle gambe. Dicono: summer school. Traduciamo nella nostra lingua impastata di paglia e blu: la scuola dell’estate, la lezione della stagione.

Otranto affatto immobile, come l’apparenza d’una nave.

Il tempo si stende lungo i vicoli accecanti e lentissimi dove la luce taglia diagonalmente case e corpi di chi esce “come numeri dalla faccia d’un dado”. La brezza salentina ci spinge di fronte, gonfia le nostre bandiere, è fiato per le bocche.

Entriamo in un bar per guardarci da fuori, conoscere come ci scrutiamo, come ciascuno entra nel segreto dell’altro. Le parole, friabili al tatto, sono la sensuale pietra leccese. Siamo cattedrali delle nostre gioventù. Già pienamente percorsi dalla vita, eppure ancora interamente disposti al tempo: ci pare incredibile trascorra così pigramente, al pari di un desiderio esaudito: “Fa’ che si aprano le ore, come frutti ai nostri morsi”.

Il sole scende sulle case: è una puntina sopra il giradischi.

Presto si svelano le meccaniche notturne. Ordiniamo da bere mentre attorno ci cantano addosso. Saremo presto fiume, pesci nella corrente.

Parlo a lungo con una gentildonna irrequieta al mio fianco: le piace la definizione, ma domani l’avrà già scordata. Ha le labbra carnose che sembrano accese dai molti discorsi, la pelle di sabbia bagnata; gesticolando apre la vista sul suo petto giovane e pieno; come una trottola si appoggia alla sedia mostrando le gambe. Ci fissiamo lungamente in iridi che immagino uguali, ma lievi distrazioni ci disincantano.

Accanto intercetto confessioni trasparenti, le estati del mondo, odore di rosa marina, l’idioma degli sguardi, i vent’anni che spingono forte sotto la pelle. Resta ancora uno spazio come di commiato, una finestra socchiusa.

La notte cade a pochi passi da noi. Otranto salpa al mattino senza un annuncio.

8 risposte a “appuntini otrantini”

  1. l’incontro con il caso ha sempre la meraviglia e il ritmo della necessità quando si lascia coinvolgere. Intensa, ritmica, musicale !

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *