Premio Strega, prime indiscrezioni su stasera a Villa Giulia

1955. Comisso vince lo Strega (accanto la signora Bellonci)

«Trascinato dagli amici alla festa del “Premio Amici della Domenica” [il Premio Strega, ndr]. Non ci andavo da molti anni, e la gente era la stessa, più vecchia o meno giovane che è lo stesso. Letterati veri e sbagliati, scrittori di mezza tacca e qualche artista di pregio, giovanottelli di scarso pelo, uomini politici del giorno: sempre la stessa gente. E in mezzo a tutti, bene in vista, la povera Maria Bellonci, sacerdotessa del supremo vero letterario, e suo marito Goffredo che si danno il cambio sulla pedana, ai vari tavolini disposti attorno alla balaustra del Ninfeo in Villa Giulia. Che abbia da spartire con la letteratura, o meglio con la poesia tutto un apparato mondano di teste e corpi riuniti in assemblea generale non si sa né ci si domanda, ma chi ne restasse fuori si sentirebbe escluso dal supremo banchetto, assai rari coloro che se ne escludono per una igiene provvidenziale.

Non mette conto allegare i pettegolezzi, i rancori, le gelosie, le manovre di alcune scrittrici che si combattono per escludersi a vicenda dalla celebrità, e stavolta è toccato a una ex-bella donna, assai lodata per un suo romanzo e oggi relegata in fondo a una votazione, poiché minacciava di beccarsi il premio. Al tavolo dove io sedevo con alcuni amici carissimi, l’ospite anche lei ha scritto un libro e non fa che invitare gente di lettere e critici ai suoi pranzi che si tengono sulle terrazze dei grandi alberghi con grandi spumeggiate di champagne francese: e molti corrono a quei pranzi; ma quando sarà il momento di ripagare la bella signora che vuole anche lei un premio e la gloria, si sa che tutti scantoneranno dimentichi d’una promessa che a lei costò migliaia di lire in champagne francese. Questa battaglia di dame cominciò nel dopoguerra e durerà per anni e anni, e la conduce da colonnello questa Maria Bellonci, assistita dal suo Goffredo, per impedire alle sue stesse reclute e veterane di avanzare d’un sol passo sulla via della fama.

Non sono un umorista, ma ci si sente tali sol che la coppia Bellonci compaia sulla nostra ribalta letteraria, e lo stillicidio del ridere continua dentro di noi come una cascatella di cattivo umore: ci domandiamo vergognosi perché mai ciascuno di noi abbia dato il minimo consenso a questa coppia quando, con la scusa dell’amicizia, cominciò a radunarci nel suo salotto. Ormai è fatta e chi vivrà vedrà la fine d’uno spettacolo plautino, se non aristofanesco, con la catastrofe certa della vecchiaia più spudorata.

5 febbraio 1959, Open Gate Club Roma. Da sx: F. Clerici, F. Volpini, F. Genilini e L. de Libero al ricevimento per l’assegnazione del Nobel a S. Quasimodo

Bisognava vedere, durante la serata, certi giovanotti scrittori girare per i tavoli delle cosiddette celebrità per farsi ricordare il più possibile e, quando si arrivò alla fine, tutti quanti lottarono per entrare nei gruppi fotografici. Ma la Bellonci addirittura prese una sbornia di fotografie, imperterrita sotto i lampi di magnesio chiamava or questo or quello per tramandarli insieme a lei quello stupido regno che, secondo lei, è la posterità».

8 luglio 1955, il vincitore di quell’anno è Giovanni Comisso, col libro “Un gatto che attraversava la strada” (Mondadori). La cronaca che abbiamo appena letto è di Libero de Libero, dal diario “Borrador” (Nuova Eri, 1994, a cura di L. Cantatore). Mi sarebbe piaciuto andare al Ninfeo di Villa Giulia stasera, ma non potrò perché non ho un invito; mi sono accontentato, allora, di riprendere questa pagina che ricordavo di aver letto qualche tempo fa. Sempre attualissimo e dimenticato, de Libero, forse il destino che precocemente è profetico, o solo sinceramente sorpreso. Due mesi dopo appunta, quasi fosse una continuazione di quella cronaca:

«Torno sempre in mezzo alla gente come un’ombra. Ma è stato così da quando cominciai a essere uno che scrive. Solo con me stesso riacquisto un corpo e la mia anima si riposa».

Buona serata a chi ci sarà e, citando stavolta Nereo Rocco, “che vinca il migliore! Speriamo di no…”.

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