Ascoltare radio onde sintonizzandosi in una Casa Vuota

Una delle opere di Massimo Ruiu

Un carotaggio nel mar nero della memoria. Un oceano che propaga onde radio. Una radio che manda in onda un concerto live, gracchiature dovute a segnali captati con scarsa forza: non c’è campo, ma distesa. Un artista che pesca dentro il proprio occhio e tirando la lenza trova una casa vuota un remo un pagliaccio con la coda rossa aragosta, financo specie ittiche che non sono mai esistite. Un neologismo: maradio. Per far incontrare le onde radio e la radio delle onde.

Il minotauro è un uomo con il corpo di toro o un toro con la testa d’uomo? La sirena è una pescia con il petto di donna o una donna con le cosce pinnate? Possiamo riascendere alla primigenia? Con un acceleratore di particelle risalire il torrente alla sorgente e vedere se è nato prima il seno o prima ancora il latte, il mare precede la madre? Mare è verbo acefalo, rettile con la testa di cielo. O un cielo con un corpo acqueo? Importa? Importa, certo: importa detriti pezzi squassati dalla forza delle sue fibre accadueose: la globalizzazione è innovazione marina. Così come è compito oceanico opporsi alla gravità senza visibili radici e non scrosciare verso il basso, sfociare nel vuoto: ponete una bacinella sotto la pancia della terra, non sia mai sgoccioli qualche poco d’acqua e poi ci vuole una impresa di pulizie celesti.

L’artista Massimo Ruiu ha raccolto nella Casa Vuota di Roma l’acqua che manca e manco lo sappiamo, ammonticchiato nella rete tutti gli ulisse spiaggiati e mai conosciuti, che non hanno avuto nausichee ospitanti o penelopi attendenti. Pochissime ore ancora per vedere la mostra “Mar Nero”, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, in cui l’artista pugliese viaggia tra pesci mai visti fuor d’acqua e oggetti appena avvistati nell’oceano della mente. “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”: Paul Klee, l’autore dell’Angelus Novus. Scrive Walter Benjamin:

«C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che gli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta».

‘Mar Nero’ in mostra a ‘Casa Vuota’, Roma

L’intellettuale Benjamin ha visto quello che non c’era in un disegno di Klee, che a sua volta aveva dipinto qualche cosa quasi d’invisibile, come nei disegni dei bambini: è sempre un ordine che sfugge, cosa guardano gli occhi infantili quando mettono a fuoco, cioè davvero incendiano, surriscaldano le immagini e restituiscono quelle percezioni “a onda” tipiche degli asfalti bollenti. Dev’essere bollente anche l’autostrada del mare percorsa dai millenni, per questo scambiamo derelitti per relitti, sirene per silenzi, il passato per un futuro naufragato in una notte. L’artista Ruiu raccoglie spesso oggetti che stanno solo dentro la sua testa: è mezzo umano – c’è da capirlo – e mezzo celeste – c’è da fargli capire. Prende anche il buio della vista, il frammento impercettibile dello sguardo che non è ancora visione. Infine entra dentro le case, o dentro questa casa vuota per accogliere, questa casa vuota di colmezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *