Ascoltare radio onde sintonizzandosi in una Casa Vuota

Una delle opere di Massimo Ruiu

Un carotaggio nel mar nero della memoria. Un oceano che propaga onde radio. Una radio che manda in onda un concerto live, gracchiature dovute a segnali captati con scarsa forza: non c’è campo, ma distesa. Un artista che pesca dentro il proprio occhio e tirando la lenza trova una casa vuota un remo un pagliaccio con la coda rossa aragosta, financo specie ittiche che non sono mai esistite. Un neologismo: maradio. Per far incontrare le onde radio e la radio delle onde. Leggi tutto “Ascoltare radio onde sintonizzandosi in una Casa Vuota”

La poesia della scienza cerca il senso della bellezza

«Puoi forse attraversare come il neutrino | tutta la terra come se niente fosse? | Puoi viaggiare per l’orlo della galassia | e ritornare più giovane di prima? | Puoi, per esempio, sfiorarmi con la mano | senza causare una catastrofe cosmica?». Spesso sono i poeti ad anticipare alcune scoperte o consentire il loro l’ingresso nell’immaginario collettivo, nel linguaggio comune: le metafore sono intuizioni, d’altronde «come gli artisti, i fisici hanno bisogno dell’immaginazione per avvicinarsi alla verità: ogni esperimento è preceduto da un’intuizione, da una domanda». Lo dice nel suo docufilm “Il senso della bellezza” (2017, Ubu) il regista Valerio Jalongo, che ha girato un film sul lavoro scientifico-artistico dei fisici del Cern di Ginevra. I versi di apertura, invece, sono di un poeta oggi dimenticato,  Juan Rodolfo Wilcock, che così scriveva nel libro “Italienisches Liederbuch – 34 poesie d’amore” che Rizzoli pubblicò nel 1974. Leggi tutto “La poesia della scienza cerca il senso della bellezza”

La tragedia familiare di Latina e quella digitale

Sono andato a guardare il profilo “aperto” di Luigi Capasso – lo ammetto – il carabiniere che due giorni fa ha sparato con la pistola d’ordinanza alla moglie e con la stessa ha ucciso le due figlie di 7 e 13 anni, per poi togliersi la vita nella camera da letto. Sì, non ho resistito alla curiosità perché sapevo di trovarci il grande circo della umanità saltare nel cerchio infuocato della tragedia. Di cosa soffrono quelli che lasciano messaggi sulle bacheche elettroniche dei morti? Che malattia mentale manifestano quanti scrivono sul profilo Facebook di un uomo che ha appena concluso una strage familiare con il suicidio? Avevo letto su Repubblica e ascoltato in tv che molti utenti stavano scrivendo “in diretta” sulla bacheca dell’uomo durante le trattative che le forze dell’ordine avevano intavolato per dissuaderlo dai suoi intenti omicidi. Scrivevano per far vedere che stavano dalla parte dei “giusti”? O perché davvero speravano che su quel balcone di Cisterna di Latina il Capasso aprisse il cellulare per controllare le notifiche di Facebook? Leggi tutto “La tragedia familiare di Latina e quella digitale”