Confronto tra De Libero e un palleggiatore

“Merda d’artista”, Piero Manzoni

Aggiungono gli organizzatori: «Altra considerazione per un fondano messosi in evidenza di recente per la sua performance è per Carmine Diaco che ha partecipato con successo alla trasmissione televisiva “I soliti ignoti”».

Sorvoliamo sull’italiano, anche se non si dovrebbe in un premio di poesia. Perché il signor Diaco sarà premiato sabato 16 dicembre all’interno della XXXII edizione del premio nazionale di poesia “Libero de Libero”. Se non sapete chi è Diaco, non vi dovete preoccupare: la poesia contemporanea si legge poco. Ah, non è un poeta? Non è nemmeno uno scrittore, un intellettuale? No, il signor Diaco è un abilissimo palleggiatore. Sa destreggiarsi con il pallone di cuoio, da buon poeta del calcio.

Libero de Libero che ci ascolti, perdonaci. Perdonaci tutti, tu, riconosciuto tra i più raffinati poeti italiani del Novecento. Questo signor Diaco ha partecipato al programma televisivo “I soliti ignoti”, dove il concorrente doveva indovinare cosa facesse mai nella vita un buon uomo vestito con una maglia di una squadra di calcio. Boh, forse un poeta stravagante.  O forse sono io il «forastico» (cit.) che non capisce – pasolinianamente – che il pallone è poesia. Ma che squadra tifava de Libero?

Forse sono troppo coinvolto. Sì, caro Libero, sono troppo coinvolto. Sono troppo coinvolto nelle tue vicende di vita e di lettere da non riuscire più a tacere.

Una volta – mi raccontarono – un tale si avvicinò a de Libero chiamandolo a gran voce: «Maestro! Maestro!», e lui: «Maestro?! E cosa le ho insegnato?». Il tale si sarà pure risentito, ma non mollò la presa: «Vorrei farle dono di un mio libro di poesia…». Libero non avrebbe certo potuto sottrarsi, così costretto dalla contingenza. Allora ringraziò, salutò. Aprì il libro: lesse forse una poesia, due. Di soppiatto si avvicinò ad una pianta e, tenendo il libro con le mani dietro la schiena, lo lasciò cadere nel vaso col terriccio. Un signore. Chissà se oggi Libero incontrasse il palleggiatore: «Maestro! Maestro!». «Vorrei mostrarle il mio palleggio di testa».

Forse sono troppo coinvolto, dicevo. Lo riconfermo. Da socio fondatore dell’unica associazione che ora in Italia porta il suo nome, non potrei non esserlo. Da non responsabile del premio di poesia “Libero de Libero” che è altra cosa, è frutto della mente di un altro uomo che da 32 anni porta avanti la baracca e la sua personale associazione. Il Premio, recita il comunicato stampa, «è parte integrante del “Natale in Festa 2017”, progetto del Comune di Fondi realizzato con il patrocinio e il contributo del Consiglio Regionale del Lazio». Sin dalla sua fondazione, giustamente, il Premio riceve ogni anno un contributo dalle amministrazioni locali. Pure l’associazione culturale “Libero de Libero” ha ottenuto dal Comune di Fondi €1000 per l’organizzazione del Festival “verso Libero”. È un Festival ispirato a de Libero che si tiene da 4 anni e che, in condizioni normali, costerebbe circa € 16.000 (20 ospiti per ogni edizione provenienti da tutta Italia, tra poeti, registi, pittori, critici, studiosi) ma che, in condizioni di crisi economica, deve – deve per forza – costarne non più di 8000, pena l’autofinanziamento da parte del sottoscritto e degli altri soci. E rimetterci con le mie tasche – siate buoni – non solo non mi va, ma da precario proprio non posso.

E allora andate sabato, vi prego, andate alla cerimonia di consegna del premio “Libero de Libero” nella sala convegni del Castello di Fondi. Andate a sentire con le vostre orecchie, a vedere con i vostri occhi, non badate solo a quello che scrive uno de “I soliti idioti” su un blog. Perché del contesto non sarebbe proprio giusto parlarne: giudicate voi.

Qualcuno ancora oggi mi dice: «E dai, collaborate in nome di de Libero!». Va bene. A fine gennaio saremo a Milano per portare anche lì l’opera, la grandezza e la bellezza di Libero de Libero. Chiederò al signor Diaco di venire con noi a palleggiare durante la lettura di “Scempio e lusinga”. Lo scempio, molto, e la lusinga, poca. L’ultima pagina, ancora inedita, del diario di de Libero reca due sole parole: «Molte delusioni». Fine. Mi spiace, Libero, di non riuscire ancora ad arginare queste delusioni. E di non essere nemmeno riuscito a far percepire le differenze del “Confronto”. L’arte, la letteratura, dovrebbe insegnare a operare delle scelte, a distinguere la “merda d’artista” di Piero Manzoni dal quotidiano espletamento delle proprie funzioni fisiologiche.

Ps. Vorrei mandare un abbraccio al signor Diaco che spesso ci delizia col suo tocco di palla in tv. Nulla contro di lui. Ma non gli darei una menzione in un premio di poesia, se fossi un palleggiatore quasi mi offenderei. È il calcio che è poesia. Ma la poesia non è calcio.

2 risposte a “Confronto tra De Libero e un palleggiatore”

  1. Ampiamente notata la terribile defaiance.
    Che dire? Non c’è più religione…..letteraria intendo!
    Non credo che il cognome Diaco sia autoctono! Consiglio di NON usare la parola m.!
    Non vi rende proprio onore. Non c’è moderno o singolarita’ o anticonformismo nel termine, anzi, è fin troppo scontato, se pur bieco!!!!!!!!! !
    Lo stesso de Libero, sono sicura, userebbe fantasmagorici, suggestivi sinonimi!
    Ci sarò stasera!
    Premio a “CIRCERIA”!!! !

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