Quando l’Orco era Carducci

T. De Lempicka, Ritratto del marchese D’Afflito

Aveva «tre grandi torti presso la società: di avere molto ingegno, di essere bella e troppo giovane». Spiace deludere quanti vorrebbero fosse una frase di un difensore di Asia Argento, reduce da un tour in giro per il mondo per denunciare l’“orco” Weinstein. Invece è una affermazione di fine Ottocento del fratello di Annie Vivanti, riferita proprio alla sorella. Chi è costei? Una persona che voleva solo fare il mestiere più antico del mondo: il poeta. A ogni costo. E vi riuscì. Oggi è certamente più nota come la giovanissima amante di Giosué Carducci, piuttosto che come poetessa (nonostante alcuni apprezzabili lavori in prosa). Lo racconta lei stessa:

Un giorno, nel 1890, a Milano, mi trovai timida e tremante dinanzi al formidabile scrittoio dell’editore Emilio Treves. Egli teneva tra due dita sdegnose un sottile rotolo manoscritto, che io gli avevo portato.

– Che roba è? – mi chiese gli.

Io risposi arrossendo che erano poesie.

– Per carità! Porti via, porti via – diss’egli agitato.

– Ma come – balbettai – se non le ha né pur lette!

– Leggerle?! – esclamò il commendatore con la sua grossa risata – leggerle?! Crede Lei che noi stiamo qui a leggere poesia? Noi siamo qui per fare degli affari. Buon giorno!

Forse gli apparvi piccola e triste quando volsi le spalle e me ne andai verso la porta, perché aggiunse come per consolarmi: – Me ne dispiace, creda! Ma ci vorrebbe, per esempio, una prefazione del Carducci. Allora si potrebbe riparlarne.

Annie, come suggerisce suo fratello, è bella e risoluta. Così decide subito di andare a farsi conoscere dal vecchio Giosuè, lo raggiunge nella casa di Bologna. Lei ha 23 anni, il poeta 55 (in una lettera la poetessa “si toglie” persino 3 anni). Usa l’arma più vecchia della storia dell’uomo e della donna, la seduzione. La storia dell’umanità è una storia di seduzione, da sempre e in ogni campo. Ne nascerà un amore appassionato (lui ne era pazzo, lei ebbe molti amanti) raccontato peraltro nel volume che raccoglie il carteggio, “Addio caro Orco” (Feltrinelli), in cui fortunatamente non v’è accenno alcuno alla violenza. E’ probabile che Annie abbia “usato” Carducci, in fondo glielo aveva consigliato il suo editore. Ecco un altro stralcio del loro primo incontro:

Io tremavo e mi dicevo: “Mio Dio, avessi almeno letto l’Inno a Satana!” Poi mi consolavo pensando che avevo il cappello riguarnito da Miss Gann con delle margherite celesti che mi stavano molto bene. E per strada avevo comperato le Odi Barbare e letto rapidamente All’Aurora; potevo dunque subito citare qualche cosa. A dir vero, avevo trovato poco di citabile, e quando suonai il campanello non ricordavo più niente. Solo mi giravano nella testa le “rosse vacche del cielo” e mi domandavo esterrefatta come avrei potuto farle entrare con apparente naturalezza nella conversazione.

(…) Entrai. Dopo pochi istanti la porta del salotto si aprì, e Carducci entrò. Vidi che aveva una testa da Imperatore Romano, coperta di ricci grigi, occhi cupi e profondi, e la bocca severa.

– Che cosa vuole? – mi disse.

– Buon giorno – risposi fiocamente. – Vorrei una prefazione alle mie poesie.

Seguì un silenzio che mi fece sudar freddo.

– Ah! – disse Carducci finalmente. – Lei è una poetessa. Credevo fosse la regina di Saba.

(…) Parve assai contento. Ma quando gli diedi il manoscritto dei versi il suo viso si oscurò.

– Hm! – brontolò, spiegando il primo foglio – che bella scrittura! Anch’ io – aggiunse guardandomi ferocemente come se lo avessi contraddetto – anch’io ho una bella scrittura.

Poi cominciò a leggere:

Vieni, amor mio …

Borbottò i primi versi nella barba; disse più forte la seconda strofa. La terza la recitò ad alta voce, accompagnando il ritmo con un gesto della mano destra, come per battere il tempo:

A sfondare le porte al paradiso,

E riportarne l’estasi quaggiù.

Vi fu un momento di silenzio. Poi Carducci diede forte il pugno sulla carta.

– Per Dio Bacco, questa donna ha ingegno! – disse.

Annie è nata a Londra ed è figlia di un esule mazziniano e di una donna tedesca, scrittrice per bambini. Morta la madre, era fuggita di casa e per vivere cantava nei tabarin. Ha gli occhi azzurri. Conquista il poeta nazionale delle “Rime nuove”, che la segue per tutta l’Italia e a La Spezia le dedica questi versi, oggi scolpiti sulla tomba di lei: «Batto a la chiusa imposta con un ramicello di fiori / glauchi ed azzurri, come i tuoi occhi, o Annie». Naturalmente Carducci acconsente a scrivere la prefazione, a tratti imbarazzante per un Premio Nobel per la Letteratura, e così nel 1890 la Vivanti esordisce con “Lyrica”:

Signorina, nel mio codice poetico c’ è questo articolo: Ai preti e alle donne è vietato far versi. Per i preti no, per Lei ho abrogato. La sua poesia, Signorina, è ciò che è (e io non prendo dai critici la pretesa di imporre gli argomenti e il modo di trattarli), ma poesia è; quale dee quasi fatalmente prorompere da un temperamento di femmina lirica (caso rarissimo). E per l’immediatezza della rappresentazione e per la verginità dell’espressione mi piace molto. […] La qualità della frase e l’andamento del verso vengono e spirano col movimento del fantasma e della passione che Le dan la poesia. Tutto ciò è sempre bene? Io so e Le dico che molte volte mi rapisce. E le bacio la mano.

Nonostante lo scarso talento poetico, l’esordio desta qualche interesse, ma naturalmente più per le malelingue che iniziano a serpeggiare circa la relazione tra i due. Ad esempio “Il Corriere di Napoli” pubblica sette sonetti firmati da Arturo Colautti intitolati “Annie”. In uno si legge: «Così mi piaci, / o problema di nervi e di merletti, / scrigno di strofe, fabbrica di baci, / senza veli così, senza belletti. / Doma polledri, logora fioretti, / tessi canzoni al par di te procaci: / sono i begli occhi come i versi schietti, / sono i bei versi come gli occhi audaci». Ma Carducci è ormai innamorato pazzamente di lei, le regala persino un cavallo, ribattezzato “Giosuecavallo”, di cui lei non sa che farsene e se ne sbarazza, fingendo, nelle lettere, di accudirlo e cavalcarlo.

C’è un’altra espressione che ricorda da vicino fatti saliti alle cronache planetarie negli ultimi tempi: Annie è descritta «circondata dai desideri ardenti di un mondo maschile elegantissimo». Non è Hollywood, ma Napoli a inizio Novecento, dove la scrittrice vive riccamente, ha casa in via Caracciolo e una suite all’Hotel Washington. La giovane è schietta e ambiziosa, quasi ingenua, persino ammette che «Più tardi, quando lo venni a conoscere meglio, appresi che era incapace di pensare a più di una cosa per volta…». Gli uomini son così, Annie: non lo dicono spesso le donne per deriderli? Il problema, semmai, è quando l’orco non è un poeta.

2 risposte a “Quando l’Orco era Carducci”

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